Quando la più grande sfida esistenziale diventa il tempo, allora il tempo stesso diviene protagonista di ciò che si sceglie per impreziosire l’inesorabile scorrere degli istanti. E’ così che il tempo è protagonista, di fatto, del nuovo romanzo di Pasquale Scipione dal titolo Non c’è tempo (Caramanica Editore, 2024) .

Il racconto parte da un assunto ben preciso per cui il tempo passa inarrestabile: talvolta crudele, altre dolcissimo. Ma è solo tempo, eppure è tutto tempo – si legge nella quarta di copertina. E allora che valore dargli? Considerarlo in maniera totalizzante, quasi ossessiva, o marginalizzarne l’importanza, soprattutto salendo in sella al “ricordo” che tra tutti è sicuramente uno di quegli strumenti che consente di muoversi agilmente nel tempo?

La vicenda che si snoda nelle nuove pagine di Scipione sono fatte di riflessioni, di interrogativi, di citazioni dei filosofi francesi tanto cari all’autore, alla luce dei quali legge e interpreta le considerazioni più profonde della realtà del tempo; e poi c’è, ovviamente, la vicenda di Lino, che rivive – questa volta – proprio grazie al ricordo: siamo, dunque, al cospetto di un tempo del racconto che non combacia con quello della storia.

Questo nuovo romanzo è una sorta di digressione che consente a Lino di recuperare il ricordo di Costanza, ma anche di tante altre vicissitudini – sociali, politiche e professionali – che hanno riempito e consumato il suo tempo. Ed ecco l’altra grande incognita, dopo quella del tempo: l’amore? Se fosse l’amore, l’unico a vincere sul tempo, allora potrebbe ritornare anche il primo amore per Costanza? E’ tempo di ridare il suo tempo a quell’amore?

Un’altra storia d’amore quella che propone Scipione con la sua buona dose di romanticismo, sensibilità, ma anche cinismo e malinconia, nel serrato confronto con il tempo. Verrebbe da lasciarvi con la curiosità di invitarvi a scoprire se in effetti vince l’amore o il tempo in questa storia, arricchita – in una trovata originalissima per l’autore – da una pubblicazione in coordinato di una silloge poetica, la prima per Scipione, dal titolo Trascendenze (Caramanica Editore, 2024).

Compimenti perlopiù appartenenti agli anni passati, in particolar modo dagli anni Sessanta ai giorni più recenti, che inquadrano tanti “sentire”, tante emozioni che Scipione, che si riscopre anche poeta, ha racchiuso in questi versi che per conservare quel tempo nel tempo.

Un percorso accidentato, questo romanzo, con il quale l’autore ha riattraversato le scelte di vita di Lino in alcune delle quali riesce anche difficile al protagonista riconoscersi – come la fabbrica, la politica, la scuola, scelte in cui talvolta anche il caso ha giocato un ruolo importante, talvolta apparentemente contraddittorio, che solo il tempo ha messo in una nuova luce.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura