Le vent se lève! il faut tenter de vivre – Si alza il vento! Dobbiamo provare a vivere (Paul Valery)

Si alza il vento (Kaze tachinuthe wind rises) capolavoro del visionario Hayao Miyazaki, arriva nel 2013 dopo oltre vent’anni dall’uscita di Porco Rosso, di cui si mette in scia e ne riprende i tratti. Secondo il progetto dello Studio Ghibli, avrebbe dovuto essere distribuito contemporaneamente a La storia della principessa splendente, di Isao Takahata, così come era avvenuto esattamente 25 anni prima con la proiezione abbinata dei film Il mio vicino Totoro e Una tomba per le lucciole (1988). Inversione di ruoli per i due maestri dell’animazione nipponica che giocano ancora sui contrasti: la realtà tragica delle catastrofi (il terremoto, la guerra, la malattia) questa volta ritratti da Miyazaki e l’ovattata dimensione delle fiabe dai colori pastellati proposta dall’amico e collega Takahata.

Le scene offuscate nei marroni e grigi per descrivere i momenti di disperazione e paura appaiono un tributo al Takahata. La distruzione e l’orrore rimangono, però, in questo caso sullo sfondo. La genialità dei due nipponici si è ancora una volta espressa pienamente, proponendo due lavori solo apparentemente lontani fra loro. Si alza il vento e Principessa Splendente, sono visioni dell’uomo e dell’amore. La sorella minore del protagonista miyazakiano chiede di raccogliere bambù, proprio come i protagonisti di Takahata. Storie di amori infranti dalla morte e dall’egoismo umano. In entrambi, le amate fanciulle scompaiono eteree tra le nuvole ed i sogni.

Si alza il vento è un tributo a Jirō Horikoshi (1903-1982), ingegnere aeronautico giapponese realmente esistito, progettatore dei caccia nella seconda guerra mondiale. Inventore del Mitsubishi A5M e del suo successore Mitsubishi A6M Zero Fighter usato nell’attacco di Pearl Harbor, i cui parabrezza e timoni vennero prodotti, insieme ad altri parti di aeromobili, dall’azienda di famiglia Miyazaki. Il film è la trasposizione di una mini-serie manga omonima scritta e disegnata dallo stesso Miyazaki, come adattamento dell’omonimo romanzo di Tatsuo Hori. Lo scrittore si era a sua volta ispirato ad un passo del poema Le Cimetière marin di Paul Valéry, “Le vent se lève“, da cui deriva il titolo e l’intero leitmotiv. Citazioni anche del poeta e monaco zen Ryōkan Taigu, (“Sopra il cielo il grande vento”) e di Thomas Mann.

L’opera firmata Miyazaki è stata realizzata come un vero e proprio testamento artistico, a chiusura della sua straordinaria carriera. Dieci anni dopo le cose sono cambiate con il nuovo The Boy and the Heron (2023), appena uscito nelle sale giapponesi e atteso a breve nel resto del mondo, che dovrebbe diventare per davvero l’ultimo lavoro del grande maestro. In una filmografia ricca di animali fantastici, principesse guerriere, maiali aviatori, castelli nel cielo o erranti, Si alza il vento ha rappresentato sino ad ora un unicum. Riscrivendo  la vera storia dell’ingegnere progettista dell’aereo da caccia Zero che tante vite ha strappato durante la Seconda Guerra Mondiale, il regista ha portato i grandi temi della guerra, la malattia, la morte e l’amore, lasciando intravvedere un alter ego di se stesso. Una storia adulta per spettatori adulti, con molteplici livelli di lettura, intrisa di riferimenti alla cultura occidentale calati nella riproduzione di un meraviglioso paesaggio verdeggiante del Giappone, dall’era Taisho all’inizio dell’era Showa. Presentato alla 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ha riscontrato il favore del pubblico e della critica cinematografica mondiale. E’ stato candidato all’Oscar al miglior film d’animazione, al Golden Globe per il miglior film straniero e al premio della Japanese Academy per Miglior animazione.

Nel film più realistico della sua produzione, l’elemento del sogno rappresenta il nucleo centrale del racconto, ed è proprio una sequenza onirica ad aprire il film, con le immagini di Jiro che si libra in volo, a bordo di un veicolo con ali simili a quelle di un uccello. La miopia preclude al protagonista la professione di pilota, ma consacra la sua vita allo splendido sogno di disegnare aerei. Nei suoi miraggi incontra il proprio idolo, il conte Caproni, grande progettista italiano. Da grande appassionato di aereonautica ed esso stesso progettista, Miyazaki inserisce ancora una volta aerei storici reali, come il Caproni, già presente in Porco Rosso, i famosi Junkers e Mitsubishi. “Gli aeroplani non sono mezzi di distruzione o di profitto, ma splendidi sogni. E il progettista da forma a questi sogni.” Caproni è per Jiro una figura così importante che tornerà continuamente nei suoi sogni, come un mentore che lo ispira e incoraggia.

Jirō è un action hero inconsueto, non gli manca la forza e nemmeno il coraggio. E’ risoluto e determinato, salva colleghi e fanciulle nel terribile terremoto del Kanto, avvenimento cruciale per la storia del Giappone che fece oltre 100.000 vittime e durante il quale Jiro incontra per la prima volta Nahoko. Conosce più lingue, viaggia da solo in tutto il mondo e lavora incessantemente. “Quello di volersi librare nel cielo è il sogno dell’umanità, ma è anche un sogno maledetto. Gli aeroplani portano il peso del destino di divenire strumenti di massacro e distruzione”. Siamo nel Giappone anni ‘20-‘30, negli stessi anni Porco Rosso svolazzava nei cieli italiani e dell’Istria. Anche in Giappone vi è una grande povertà e la crisi è tangibile.

Hayao Miyazaki per il suo decimo lungometraggio porta un lavoro impegnato e offre un biopic sul progettista Horikoshi. Il maestro dello studio Ghibili ama i motori ma è un fervente ecologista; adora gli aerei da guerra pur inneggiando alla pace. Con Jiro, suo alter ego, spiega che le contraddizioni non sono barriere. Anche qui, come sempre, i suoi personaggi spiccano il volo per allontanarsi dalle sofferenze. Una vita senza sogni è una vita incompleta, che rimane inchiodata a terra. Le tinte sono vivaci e immersive. Si plana con un aeroplano bianco e azzurro, con le ali che richiamano quelle dei grandi uccelli. Lo scorcio è magnifico, il sole sorge tra il verde di vallate e cielo. “I sogni sono vantaggiosi, si può andare ovunque”.

Non solo aerei e progetti, c’è anche una dirompente storia d’amore che alimenta il processo creativo del protagonista, la passione è intrecciata al lavoro, l’intuizione alla fatica. Jirō è premuroso, chiede il permesso di frequentare la sua amata e le tiene sempre la mano. Diversamente dagli altri film, c’è un amore anche fisico, fatto di baci, carezze e notti passate assieme. Un moderno romeo che sotto il balcone chiama l’attenzione della fanciulla con gli aeroplanini di carta. Un rapporto intenso e maturo. Il protagonista, appreso il precario stato di salute della fidanzata, decide di accompagnarla in un sanatorio sulle Alpi giapponesi, cercando di trovare insieme a lei la felicità nelle piccole cose quotidiane, nei gesti d’affetto, nella natura che li circonda. La donna è malata di tbc, proprio come la madre di Miyazaki ed il suo destino è segnato. Il film sostiene una profonda meditazione sulla vita. Jiro coglie intensamente ogni minuto, apprezzando ogni giorno per quel che gli viene concesso. Tutto è effimero, come raccontano anche i prati con le carcasse degli aerei appesantiti dalle mitragliatrici e inghiottiti dagli orrori della guerra. Di tutti i velivoli inviati non ne tornò indietro nessuno, tutti distrutti. Oggetti di grande magnificenza nati dalla fantasia e dalla tecnica dell’uomo brutalmente snaturati, trasformati in armi di distruzione. Caproni saluta i caduti in battaglia, accompagnato da Jiro che saluta la sua Nahoko. Gli Zero volano alti nello stesso cielo in cui si ritrovano i piloti morti in Porco Rosso, un cielo grande e libero. Ma si deve vivere, senza abdicare alla propria vocazione e senza rinunciare a dar forma ai propri sogni. I sogni sono l’ingrediente segreto ed indispensabile della vita.  

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura