Lezioni d’Arte – Van Gogh il precursore

Quante volte abbiamo fermato il tempo per metterci a guardare col naso all’insù e osservare il cielo e le sue meraviglie. Ora proviamo ad immaginarci mentre percorriamo un lungo percorso campestre: l’atmosfera è silenziosa e siamo soli, noi con la nostra interiorità, ci accorgiamo che la Luna ci osserva e che da lontano le stelle ci accompagnano e ci mostrano il cammino.
È il sogno di ogni bimbo volare nel cielo per conoscere le stelle, quei gioielli del cielo che tendono la mano all’uomo da sempre; l’umanità con esse si confida, quando è giù di morale le maledice, uomo-stelle è un rapporto che dura da millenni e che nessuno mai potrà rompere.

Vincent Van Gogh (Zundert, 30 marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890) ha vissuto lo stesso incantesimo, una sua celebre opera ci racconta di lui e del suo rapporto con la natura: stiamo parlando della celebre Notte stellata, un olio su tela realizzato nel 1889, oggi conservato al Museum of Modern Art di New York.

Davanti a noi si apre subito una visione, un paesaggio molto singolare rispetto all’eredità della paesaggistica giunta dal passato: qui Vincent Van Gogh non racconta quanto vede, perciò questo dipinto non è uno scorcio notturno semplice, ma è ben altro. Colpisce subito la semplicità con cui viene realizzata poiché non c’è più la minuziosità che metteva in risalto, che focalizzava l’obbiettivo su ogni minimo particolare presente nelle precedenti opere, ma è riscontrabile il sintetismo: forme marcate da una spessa linea di contorno di colore nero, differenziate solo dal colore che le riempie. Per esempio ci basta posare lo sguardo sulle colline poste in profondità, oppure sull’albero di cipresso posizionato in primo piano a sinistra, il quale non è altro che l’insieme di linee curve, le quali seguono un senso ascensionale; dunque nella pittura di Van Gogh oltre alla forma è il colore a fare la differenza.

Attraverso i piccoli tocchi di pennello, accostati l’uno accanto all’altro, il pittore riesce a rendere la luce emanata dagli astri, in questa notte stellata che ha luogo sul cielo di Saint-Rémy-de-Provence. Il cielo è uno spettacolo vero, una visione che solo l’immensa creatività di Van Gogh è riuscita a percepire.
Ma non lasciamoci ingannare dal primo impatto, ogni cosa ha un suo preciso simbolo: bisogna ricordare che siamo negli anni in cui Van Gogh manifesta maggiormente lo squilibrio psichico, dunque il paesaggio, le stelle, il cipresso, non sono altro che allusioni e tutto ci racconta del tormento interiore che lo condurrà al suicidio.

Tecnicamente l’opera è oramai lontana dal linguaggio impressionista e va proprio ad incanalarsi nella famiglia del Post-impressionismo, nonostante la tecnica possa ingannare, qui la composizione non è come come ci appare ai nostri occhi.
Van Gogh apre le porte all’esperienza espressionista e il pennello diviene mezzo di comunicazione con il mondo esterno
, la forza del colore, l’impetuosità delle linee e la scelta dei soggetti, ci raccontano dei sentimenti dell’artista. Vincent parla alla natura, si relaziona e nella semplicità dei suoi mutamenti rivede il suo stato d’animo. Van Gogh non è l’artista pazzo è il grande precursore.

Domenico Ble per MIfacciodiCultura