Rovi di rose è il titolo dell’ultimo racconto di Pasquale Scipione (Caramanica Editore, 2023). Una nuova storia per indagare, ancora una volta, il variegato mondo dell’amore; pagine con le quali si è dinanzi al cospetto di quello che si potrebbe definire uno spaccato legato alle “colpe” a loro volta legate alla nascita di un sentimento tra due persone – distanti per età e per scelte di vita – che finiscono però con l’innamorarsi. Un sentimento che li mette a margine di una sorta di “condanna sociale”, dalla quale – solo a distanza di anni – si vedono riscattare, al pari del luogo simbolo di quell’amore.
“Può un uomo d’amore essere condannato all’oblio per un ‘errore d’amore’? Può un uomo essere dimenticato perchè una delle tante articolazioni del suo sentimento e del suo gran cuore ha osato sfidare i dogmi della morale maggiormente condivisa? Può rinascere alla luce della memoria con la riapertura dell’edificio simbolo di questa tribolata, ma autentica emotività? Questa è la storia in cui sbocciano uomini, amori, bambini, case e rovi di rose. La storia di come, col tempo, l’umanità può riscattarsi dal vizio del giudizio” – si legge nella quarta di copertina di “Rovi di Rose”.
Così la cancellazione della “damnatio memoriae” che riguarda il protagonista va di pari passo con il rifiorire di quei Rovi di rose che adornano l’ingresso dell’edificio simbolo di quel “peccato” ma anche nido dell’amore nei confronti dell’umanità che era stato in grado di nutrire e di quello che l’aveva avvicinato al cuore di una devota legata a Dio dalla scelta dell’abito monacale.
C’è intrigo, passione, ma soprattutto riflessione in questo racconto che rimane ancora nel solco emblematico della produzione letteraria di questo autore, che non smette – sorprendentemente – di interrogarsi ed interrogare la realtà che lo circonda nel tentativo di coglierne e sleganre la complessità. Un intrigo di sfumature culturali, emotive e sociali che lo affascinano, stupiscono, che lo spingono a pescare nel passato di leggende, racconti popolari di fatti realmente accaduti che diventano – nelle sue intenzioni – meri punti di partenza per approcciare alla contemporaneità.
Quest’ultimo racconto, in tal senso, non fa assoluta differenza: provando a percorrere le possibili sfaccettature, forme, dell’amore, invita a pensare alle isituzioni ecclesiastiche, alle loro posizioni, ma anche al coraggio della politica – talvolta inesistente – e a quello della società civile – tavolta assopito.
Si può serenamente dire che Pasquale Scipione – con l’ultimo racconto Rovi di rose – porta avanti un personale progetto di creatività al servizio di argomenti di attualità sui quali accende i riflettori; così come si può pacificamente dire che proseguirà in tal senso, nonostante la stanchezza che gli fa annunciare spesso di voler lasciare la penna, perchè le sue narrazioni riflettono l’unico modo che conosce di vivere e non limitarsi ad esistere: porsi domande e cercare risposte.
Antonia De Francesco per MifacciodiCultura
Antonia De Francesco
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