Ironica, graffiante, irriverente. A differenza di altre “sorelle” più dolci e aggraziate, la Satira è una musa arguta e sfacciata, a tratti grottesca, abile nell’affascinare attraverso quel sorriso amaro che diverte e, al contempo, fa riflettere. Una dea che, nel corso dei secoli, ha conquistato artisti e letterati, pronti ad ascoltare il suo canto per correggere, a colpi di penna e pennello, i (mal)costumi delle società di ogni epoca.

Pur riconoscendo spunti satirici anche a civiltà antichissime, sparse in tutto il mondo, e pur essendo praticamente impossibile (se non addirittura insensato) provare a stabilire una data di inizio della satira, molti studiosi vedono nella Grecia del V secolo a.C., con il commediografo ateniese Aristofane, la culla di questo genere letterario.
Di famiglia agiata, Aristofane si dedicò fin da giovane alla stesura di commedie che, nonostante il suo distacco dall’attività politica, prendevano spesso di mira i governanti e gli statisti dell’epoca. La sua opera comica, impegnata a riflettere gli umori e le tendenze del pubblico mediante una critica pungente dei costumi, si suddivide in quarantaquattro commedie conosciute, di cui undici conservate integralmente. Esse si contraddistinguono per le trame abbastanza effimere, ricche di divagazioni buffonesche in cui i malcapitati protagonisti erano spesso concittadini in carne e ossa, come il politico Cleone(equivalente a un primo ministro di oggi) o il filosofo Socrate.
In un mix di realtà e fantasia, caratterizzato dallo stravolgimento dell’ordine sociale e delle consuetudini, Aristofane era in grado di raccontare la quotidianità, deformandola e ridicolizzando le celebrità ateniesi, con l’obiettivo di divertire il pubblico e di farlo riflettere.
Al centro dell’opera si posiziona l’eroe comico: colui che intende contrastare la degradazione del presente, mirando a costituire un nuovo assetto sociale. Tale obiettivo, pur essendo chiaramente utopistico, ha il sapore di un concreto augurio per un rinnovamento della città.
Durante gli anni di attività del commediografo greco, infatti, si stava combattendo la seconda guerra del Peloponneso che vedeva coinvolte Atene e Sparta e che, oltre a morte e distruzione, portava con sé il rischio di una degenerazione del sistema democratico. Proprio al tema del conflitto con Sparta è dedicata la commedia Gli Acarnesi, dove l’eroe pacifista Diceopoli, tra mille peripezie, persuade gli abitanti di Acarne, nell’Attica, a riappacificarsi con gli Spartani attraverso una serie di comiche argomentazioni atte a dimostrare quanto le cause della guerra fossero assurde!
Nella commedia seguente, I cavalieri, Aristofane passa dalla denuncia della guerra e delle politiche belligeranti del suo promotore Cleone, a un attacco personale nei confronti di quest’ultimo, rappresentato come un farabutto dedito al commercio del cuoio. 
Le nuvole, scritta l’anno seguente, è la sua opera più arguta e divertente: l’autore prende di mira il nuovo tipo di educazione impartito a pagamento dai sofisti ad Atene. Oltre ai sofisti, viene sbeffeggiato anche Socrate, emblema delle nuove filosofie malviste dal conservatore Aristofane. Interessante come, ne Le nuvole, il commediografo sperimenti anche il contrasto tra due personaggi allegorici, il Discorso Giusto e il Discorso Ingiusto, attraverso i quali schernisce il suo bersaglio (l’educazione corruttrice del Discorso Ingiusto), senza tuttavia risparmiare qualche seppur blanda invettiva verso le proprie posizioni filosofiche (l’educazione tradizionalista del Discorso Giusto).
Altre commedie di Aristofane sono: Le vespe, in cui attacca nuovamente il partito di Cleone (basti pensare che tra i personaggi principali della rappresentazione ci sono lo sciagurato Fliocleone, letteralmente “colui che ama Cleone”, e il più avveduto Misocleone, cioè “colui che odia Cleone”); La pace e Gli uccelli, in cui la satira politica, divenuta nel frattempo assai pericolosa, cede il passo alla satira carnevalesca primitiva; la Lisistrata, dove il poeta ritorna alla propaganda pacifista e immagina la proclamazione da parte delle donne ateniesi, stanche per la ciclica assenza dei loro mariti impegnati nella guerra con Sparta, di uno “sciopero del sesso” fino a che i propri uomini non avessero stipulato la pace con gli avversari.
La satira di Aristofane sfocia, infine, nella parodia religiosa e letteraria con Le rane, in cui il dio Dioniso scende nell’Ade per cercare il prediletto poeta tragico Euripide, oramai defunto, e riportarlo sulla terra. Tutta la comicità dell’opera si manifesta nelle avventure grottesche e blasfeme di Dioniso e del suo servo Xanthia, nonché nella raffigurazione farsesca degli altri dei, di Ercole, dei miti infernali.

Tra i tantissimi pregi, uno dei rari difetti del lavoro artistico di Aristofane sta, secondo alcuni critici, nella costruzione dell’intreccio: episodi mal connessi, interrotti da interventi del coro, portano talvolta a un risultato frammentato, più simile a un varietà ante litteram che a una rappresentazione teatrale vera e propria.
Ciononostante, l’eterogeneità degli argomenti e la fulminea precisione della lingua, schietta e variegata, dimostrano come il drammaturgo greco resti uno dei più straordinari autori della storia della letteratura, confermandosi ancora oggi sorprendentemente attuale.
Aristofane infatti, come sottolinea il professor Matthew Hodgart nel suo saggio La satira, «commentava i fatti del giorno con libertà senza pari e inesauribile inventiva, combinando assieme le tradizioni satiriche precedenti, l’attacco personale e la parodia carnevalesca», per poi concludere che «egli critica allegramente la vita, reclamando con intrepida audacia il diritto di parlare fuori dei denti».
Andrea Romagna per MifacciodiCultura
Andrea Romagna
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