Il rischio lo conosciamo bene, anche se non lo abbiamo mai corso in prima persona: è quello di rimanere incastrati, legati indissolubilmente ad un personaggio che finisce per avere paradossalmente più spessore e realtà dell’autore stesso – indipendentemente dal fatto che la vena aurifero-narrativa sia esaurita o meno. Così, per evitare fenomeni alla Star Wars (deprecabile l’ultimo episodio della saga, Star Wars e le offerte all’Eurospin di Tatooine) gli autori seriali hanno di fronte sostanzialmente due scelte: far morire il proprio eroe, come Conan Doyle (ma c’è il rischio-emulazione di Misery non deve morire), o lasciarlo lì e crearsene un altro. In realtà, questa è una manifestazione eccessivamente manichea – le variabili sono assai più numerose – ma di fatto è quello che ha fatto Gabriella Genisi, che dopo aver realizzato ben otto storie aventi come protagonista Lolita Lobosco, ha staccato e trovato un nuovo personaggio, la marescialla Chicca Lopez. Quindi, in rapida successione, abbiamo due storie, edite entrambe nella collana NERO di Rizzoli,  che vedono protagonista una giovane marescialla, Chicca Lopez, in giubbotto di pelle, Triumph Bonneville e coda di cavallo, piccola e minuta tanto quanto Lolita Lobosco deve essere impersonata sul piccolo schermo da Luisa Ranieri (tacco&vestito, Bianchina cabrio, e una 5a di reggiseno dichiarata dalla seconda pagina della prima storia); legame tra le due figure, un carattere estremamente volitivo, forte e determinato in ambito lavorativo ma anche interpersonale, quasi borderline con un’aggressività latente. Anche grazie alla prima, fortunata serie televisiva potremmo considerare “passate in giudicato” le storie di Lolì; così non è per Chicca, le cui storie è bene non spoilerare: però, possiamo dire che nonostante tutto vi sono dei fili rossi nella scrittura di Genisi, abilissima a contestualizzare da un punto di vista sociologico, regionalistico, storico-antropologico. Ci permettiamo quindi una variazione su tema, considerando questi due romanzi, Pizzica Amara e La regola di Santa Croce, come fossero un corpus unico, o almeno come due quadri di un solo polittico palesemente in divenire: il territorio è protagonista, ma fortunatamente non nel senso (purtroppo diffuso) di Agenzia di Promozione Turistica; dalle pagine di Genisi emerge una Puglia fortemente legata al suo passato, intrisa di legami con una tradizione magica, connessa ad un linguaggio che non è dialetto ma lingua, in cui il Barocco leccese non è solo uno slogan da cartolina ma qualcosa che fa parte del DNA autoctono tanto quanto il paesaggio e l’ulivo. E su questo si imperniano le storie gialle, il noir sotto il sole sfolgorante, strettamente legate al peggio del malcostume italico, dalla malavita organizzata alla devastazione dell’abuso edilizio elevato a sistema, fino ad arrivare a toccare il tema del femminicidio (dovessimo pensare ad una canzone-simbolo, una sorta di colonna somora? Forse “Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza). Su tutto ciò, Gabriella Genisi dimostra di saper gestire l’evoluzione della storia personale della protagonista, questa Chicca Lopez che prende il nome – e null’altro, va detto – da una Chicca di cui abbiamo già parlato in questo nostro DonneNoir, la Chicca Maralfa autrice de Il segreto di Mr. Willer, legata a Genisi da amicizia personale. Genisi è autrice anche di quattro romanzi al di fuori dei due cicli polizieschi; quindi la sua opera omnia assomma già a quattrodici romanzi: è ampiamente dimostrato quindi il talento anche da un punto di vista della prolificità, e dieci romanzi polizieschi attestano l’autrice tra le voci più sicure, in tutti i sensi, del panorama dell’investigazione letteraria italiana. Certo, bisogna leggere – i libri hanno questo difetto – per apprezzare la capacità di approfondimento ed introspezione di Genisi, che riesce ad andare a fondo nell’intimo di due protagoniste così radicalmente diverse tra loro come Lobosco e Lopez; e godere del fatto che il presente, come nella vita (anche un presente in divenire alla de Crescenzo), affonda psicologicamente ma soprattutto filosoficamente le radici in un passato da cui è impossibile affrancarsi anche se “non è più”, e ci condiziona tutto quel mistero più fitto di qualsiasi giallo, quel futuro che “non è ancora”. Su tutto aleggia un senso di rimpianto ed incertezza, soprattutto nel finora dittico di Lopez, ed è proprio questo il punto di forza delle storie imbastite da Genisi: la coniugazione della realtà più cruda della criminalità, del legame sotterraneo con gli strati teoricamente insospettabili della società, il disagio sociale degli ultimi della classe, e i traumi personali, che fanno sì che un giovane carabiniere donna abbia bisogno del supporto psicologico di un professionista, per riuscire a gestire le proprie angosce, che vanno ben al di là di un’apparente carattere spigoloso e non incline né all’autocommiserazione né a sentimentalismi. Non ci sono dubbi, quindi, sulla valenza giallistica e letteraria della visione genisiana, come non ve ne sono sul fatto che possiamo metterci ad aspettare il prossimo quadro su Lopez. Anzi, in definitiva, possiamo dire di avere un solo dubbio: quale attrice del panorama cinematografico italiano interpreterà la piccola ma inarrestabile Chicca Lopez?

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura