Intorno al 1515 Raffaello Sanzio termina il suo Ritratto di Baldassarre Castiglione: l’equilibrio compositivo traduce in pittura le qualità spirituali ed estetiche dell’illustre umanista, nato a Casatico il 6 dicembre 1478 e morto a Toledo l’8 febbraio 1529. A mezzo busto e con abiti alla moda, Castiglione è intento a fissare lo sguardo verso lo spettatore, mostrando la composta grazia che contraddistingue i rispettabili uomini di corte.
L’esperienza presso le più importanti corti rinascimentali italiane lo educano alla raffinatezza e all’esercizio delle buone maniere ed è in qualità di segretario che conosce e frequenta Ludovico il Moro a Milano, Francesco II Gonzaga a Mantova e Guidobaldo da Montefeltro a Urbino.
Presso la corte di quest’ultimo è infatti ambientato il famoso trattato Il Cortegiano, scritto tra il 1513-18 e pubblicato nel 1528 a Venezia.
I quattro volumi vedono protagonisti influenti personalità dell’epoca quali Pietro Bembo, Ludovico di Canossa, Ottaviano e Federigo Fregoso, Giuliano de’ Medici e Cesare Gonzaga. Scopo dei dialoghi è quello di delineare la figura del perfetto cortigiano e della dama di palazzo e di istruire il lettore ad uno stile di vita cortese oramai in via di tramonto.
Il cortigiano ideale è colui che sta a corte per corteggiare il principe, lo segue in ogni spostamento e lo intrattiene con motti di spirito e arguzie. L’abilità nel conversare lo distinguono dai comuni valletti e, fedele al principio della sprezzatura, maschera la complessità dell’arte per risultare sempre spontaneo e disinvolto. Il perfetto cortigiano è uomo di buon gusto che sa comporre versi e apprezzare musica e arti figurative.
Che senso ha conoscere il riassunto tematico di un’opera di 500 anni fa? Nessuno. Il Cortegiano viene tuttora letto per il contenuto filosofico e l’elaborazione linguistica: scegliere di scrivere in prosa volgare è mossa strategica e coraggiosa. Non il latino, lingua ufficiale della cultura, ma il nascente italiano, la cui codificazione inizia in quegli anni per opera di Giovanni Francesco Fortunio e Pietro Bembo. Castiglione investe quindi in una lingua ricca ma non ancora codificata, sulla quale pesa l’insegnamento delle tre corone e i pregiudizi di molti intellettuali.
Il Cortegiano stilizza inoltre il nuovo pensiero moderno, che vuole comprendere la realtà terrena, empirica e non più la sfera religiosa-metafisica. Nel dialogo Bembo è ritratto come l’intellettuale con lo sguardo rivolto verso il cielo, intento a scrutare l’iperuranio, ma a ridestarlo è Castiglione stesso, attraverso la voce narrante di Emilia, che gli ricorda di passare dal sublime al mediocre, dai problemi metafisici a quelli terrestri.
Baldassare Castiglione testimonia le trasformazioni di un’epoca e inaugura il nuovo modo di affrontare le problematiche dialogando e trovando una mediazione. La modernità inizia ad affermarsi.
Arianna Nicora per 9ArtCorsoComo9
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