Sportcity – La Repubblica del Movimento di Paolo Di Caro e Fabio Pagliara (labDFG, 2024) un titolo che verrebbe da parafrasare con una proposizione molto semplice: quando la città incontra lo sport, o viceversa. Questo neologismo, coniato nel 2021, “Sportcity” si propone come una vera e propria filosofia, secondo quanto descrivono gli autori, ma si potrebbe parlare anche di prospettiva; in entrambi i casi ciò che conta è la capacità di immaginare una città che si “sportivizza”, ovvero assume caratteristiche urbanistiche articolate sulla necessità di accogliere sempre di più lo sport nella vita di ognuno in virtù dei benefici che ne derivano in termini di salute fisica e mentale, ma anche in termini etici e morali.

La Costituzione oggi non riconosce il valore, ma non determina un diritto, e sarà proprio nostra responsabilità trasformare il riconoscimento del valore in un diritto.

Una volontà granitica che nasce da una consapevolezza che – sulla base dell’esperienza osservante degli autori – si è inspessita durante la pandemia da Covid-19, vale a dire quando la possibilità di vivere l’attività sportiva all’area aperta e/o in collettività è venuta a mancare. Quindi quella partorita e racchiusa nella parola “Sportcity” è l’idea di “riscoprire luoghi eleggibili e accessibili per praticare attività fisica in tutte le sue forme, liberamente”. Un’ punto di vista in base al quale gli “spazi urbani dedicati al movimento sono diventati baricentri di socialità”.

Una trasformazione importante, soprattutto partendo dall’assunto osservato, in prefazione dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi: Il fatto che l’Italia sia fra gli ultimi Paesi in Europa a garantire un adeguato grado di accessibilità a impianti sportivi all’aperto gratuiti, non ha solo ricadute negative sulla salute pubblica, ma anche sulle opportunità di socializzazione per le giovani generazioni. La sedentarietà e le cattive abitudini alimentari sono acerrimi nemici da contrastare efficacemente.

In effetti lo sport potrebbe avere un luogo cruciale rispetto alla possibilità di tenere testa alle cosiddette “new addiction”, vale a dire su quelle dipendenze da attività socialmente accettate perché legate all’utilizzo delle nuove tecnologie.

In questo nuovo modo di concepire le città partendo dall’importanza dello sport nella vita delle persone di ogni età, a maggior ragione nei giovani nella fase formativa, c’è un altro aspetto da non trascurare ed è la “bi-direzionalità” nel rapporto con l’ambiente naturale.

Le Sportcity potranno diventare luoghi di nuova socializzazione, di parziale disconnessione, di congiunzione virtuosa fra la gente e gli spazi verdi e attrezzati delle metropoli antropizzate; luoghi nei quali l’ambiente si insegni, un Urban Center della trasformazione “verde” e della modalità sostenibile, dolce e dolcissima nel quale i comportamenti virtuosi siano stimolati dai servizi offerti e dall’ambiente, dal contesto, la cui influenza sui comportamenti umani è da anni oggetto di studi approfonditi.

Questo, in tanti dettagli, analisi ed esempi concreti di spaccati dove la “Sportcity” trova già, almeno parziale, attuazione, è la lettura che regala Sportcity – La Repubblica del Movimento che consta anche dei contributi di Nicolò Di Tullio, Federico Pagliara, Federico Pasquali, Stefano Pellacani e Federico Serra.

Antonia De Francesco per Mifaccio di Cultura